Quel che vi serve sapere: I Vendicatori Segreti hanno sventato il piano del nuovo e misterioso Teschio Rosso di assassinare i partecipanti ad un meeting finanziario. Il supercriminale ed i suoi accoliti sono apparentemente morti durante un tremendo uragano ma a quanto pare l’uomo dalla sinistra maschera rossa aveva un piano di riserva.

 

 

PROLOGO

 

 

Da qualche parte, chissà dove.

 

Sharon Carter si risvegliò provando un vago senso di nausea che però passò rapidamente.

Le ci vollero solo pochi secondi per recuperare pienamente lucidità e rendersi conto della situazione: si trovava in una stanza quadrata completamente spoglia ad eccezione della branda appoggiata ad una parete su cui era sdraiata ed una sedia su cui era posato qualcosa.

L’ultimo ricordo che aveva era all’aeroporto di Dallas -Fort Worth: aveva incontrato un’anziana signora in lacrime e le offrì conforto ma era una trappola, uno dei trucchi più vecchi del mondo e lei c’era caduta come una novellina.[1]

Si rese conto di essere completamente nuda. I suoi abiti, perfino la sua biancheria intima le erano stati tolti e portati via. Evidentemente chi l’aveva rapita non voleva correre alcun rischio che nascondessero qualche gadget che l’avrebbe potuta aiutare a fuggire.

Forse le avevano fatto anche un’ispezione corporale. Sharon fece una smorfia di disgusto al pensiero.

Sulla sedia accanto al lettino c’era una tuta verde che assomigliava a quella che usava abitualmente nei suoi primi anni allo S.H.I.E.L.D. mentre ai suoi piedi erano posati degli stivaletti.

“Che gentili i miei carcerieri” pensò Sharon.

Con tutta calma si rivestì e non fu sorpresa di scoprire che era tutto della sua misura: aveva già capito che il suo rapitore, chiunque fosse, non era uno che lasciava le cose al caso.

Aveva appena tirato su la lampo della tuta che la porta della cella si aprì e sulla soglia si stagliarono tre uomini armati che indossavano uniformi paramilitari verde scuro con bordi rossi.

Il simbolo che avevano sulle maniche le fece capire immediatamente con chi aveva a che fare ma non disse niente a parte…

<Tempismo perfetto.>

 Troppo perfetto, era evidente che la stanza era sotto videosorveglianza, decisamente prevedibile.

<Vieni con noi!> le intimò uno dei tre.

<Visto che me lo chiedete con tanta gentilezza, come posso rifiutare?> replicò lei con ironia.

La scortarono lungo un corridoio e la fecero entrare in un ampio salone ben arredato. Alle pareti c’erano diversi ritratti.  Sharon riconobbe quelli di Lenin e Stalin. Non ne fu particolarmente sorpresa.

In piedi accanto ad una finestra c’era un uomo vestito anche lui di verde che le voltava le spalle..

Si voltò verso di lei con studiata lentezza e disse in un Inglese con evidente accento russo:

<Benvenuta nella mia umile dimora, Miss Carter. Mi auguro che il suo soggiorno qui sia piacevole e che lei possa apprezzare l’ospitalità del… TESCHIO ROSSO.>

 

 

#51

 

LA GRANDE FUGA

 

Carlo Monni & Carmelo Mobilia

 

 

Villa Carter, Virginia.

 

Il taxi si fermò, nell’ampio spiazzo davanti al portone d’ingresso della dimora da generazioni della famiglia Carter. Steve Rogers ne era appena sceso che una bambina bionda si precipitò verso di lui gridando:

<Papà, papà!>

Gli saltò letteralmente addosso abbracciandolo e baciandolo sulle guance. Lui la strinse istintivamente a sé.

<Sei qui, finalmente!> disse lei.

<Niente e nessuno mi avrebbe tenuto lontano da te, piccola mia.> replicò lu i<Nemmeno un uragano.>

<Lo abbiamo avuto anche noi l’uragano. È stato… pauroso.> ribattè sua figlia con un tono che sapeva più di eccitazione che di paura.

Shannon aveva preso molto da sua madre e forse non solo fisicamente.

La sete di avventura che era tipica di molti Carter, per tacere anche di lui stesso, avrebbe preso anche lei un giorno?  Da quel che gli aveva raccontato Sharon, nelle vene della bambina scorreva il siero del supersoldato e forse un giorno anche lei avrebbe trovato impossibile restare a guardare le molte ingiustizie del mondo senza provare a fare qualcosa.

<Lei dev’essere Mr. Rogers, giusto?>

A parlare era stata una donna dell’età apparente di 35/40 anni dai capelli castani che indossava un severo tailleur color antracite.

<Sono proprio io, lei è…?>

<Elsa Smithers. Anche se forse è un termine antiquato, sono la governante della villa. Ho preso il posto di mio zio dopo la sua tragica morte.>[2]

<Lavorare per i Carter è una specie di tradizione di famiglia?>

<Una specie, sì.>

<Sharon è in casa? Ho provato a chiamarla al cellulare ma non risponde.>

<Mi ha mandato un messaggio dicendo che era impegnata in una missione molto importante e che sarebbe stata irraggiungibile per qualche tempo ma di non preoccuparsi.>

<Il che, di solito, fa preoccupare ancora di più.> commentò Steve.>

<Immagino che non debba essere io a dirle che Miss Sharon è perfettamente in grado di badare a se stessa anche nelle situazioni più pericolose.> disse la governante.

 

<No, infatti. Lo so molto bene.>

<Ha ereditato il gusto dell’avventura di molti membri della sua famiglia. Potrei narrarle diversi aneddoti al riguardo.>

<Non ne dubito, ma non in questo momento. Adesso vorrei dedicarmi tutto a mia figlia. Purtroppo non la vedo tanto spesso quanto vorrei.>

Il sorriso raggiante di Shannon dissipò i pensieri più cupi di Steve.

Sharon aveva scelto una vita all’insegna del pericolo, come lui stesso del resto, per questo riteneva di non aver alcun diritto di giudicarla. Eppure una parte di lui non riusciva a scacciare un brutto presentimento.

 

 

Consolato Generale della Federazione Russa, Manhattan, New York City.

 

Il nome della donna dai fluenti capelli rossi, non più giovanissima ma ancora attraente, era Anna Olegovna Derevkova, Anya per gli amici più cari. Ufficialmente era solo una funzionaria dell’Ufficio Visti del Consolato ma la realtà di cui pochi erano a conoscenza era che il suo vero lavoro era quello di rezident[3] del S.V.R.[4] negli Stati Uniti.

Tra quei pochi c’era anche la giovane donna bionda seduta davanti a lei.

<Ti ringrazio di essere venuta, Yelena Kostantinova.> le disse Anya.

<Non avrei potuto fare diversamente dopo quello che abbiamo appreso di recente.> rispose l’altra.

<E cioè che qualcuno all’interno della rezidentura del G.R.U.[5] negli Stati Uniti, forse la rezident in persona potrebbe essere una talpa del nuovo Teschio Rosso.>[6]

<Proprio così la cosa non mi entusiasma, diciamo così, ma se è davvero una traditrice, non avrò alcuna pietà per lei.>

<Ed è quello che mi aspetto da te e che si aspettano anche il Direttore del S.V.R. e del G.R.U. per una volta uniti. Sono certa che non ci deluderai… Vedova Nera.>

 

 

Quartier Generale dello S.H.I.E.L.D., Turtle Bay, Manhattan, New York.

 

La sede centrale della più grande agenzia di spionaggio e sicurezza del mondo si trovava in un’isoletta poco distante dal palazzo del Segretariato Generale dell’ONU ed era divisa in tre segmenti comunicanti: il palazzo degli uffici, quello dell’Accademia e quello delle prigioni.  Era soprannominato Triskelion, un antico termine per indicare una figura composta da tre spirali o tre punte unite in un unico punto centrale.

Oggi il palazzo delle prigioni, di solito piuttosto tranquillo, ferveva di un’insolita attività. Il Direttore Esecutivo Nick Fury era appena partito con il prigioniero più importante della struttura, il Barone Strucker, ovvero il Supremo Hydra, per scortarlo all’Aja dove sarebbe stato processato davanti alla Corte Penale Internazionale.[7]

Fu proprio nell’edificio delle prigioni che entrarono un uomo alto, biondo e muscoloso che indossava una variante dell’uniforme dello S.H.I.E.L.D. con una grande stella bianca sul petto ed una donna bionda che indossava un attillato costume nero che le lasciava scoperto l’addome e portava due grandi bracciali dorati ai polsi.

L’uomo si avvicinò ad una guardia e si presentò:

<Comandante William Burnside. Chiami il Direttore, per favore.>

Il Direttore arrivò poco dopo e li squadrò.

L’uomo gli era familiare e la donna sembrava proprio la nuova Vedova Nera anche se pensava che fosse più giovane.

Come molti ufficiali anche il Direttore della prigione era al corrente che Fury impiegava per missioni particolari agenti per così dire fuori quadro e sui quali non era il caso di fare troppe domande per cui si limitò a chiedere:

<Cosa posso fare per lei, Comandante?>

<Sono qui per scortare i prigionieri Gail Runciter e Richard Danforth a Washington DC per i loro processi.> rispose l’altro.

<Pensavo che sareste arrivati domani.>

<Idea di Nick Fury. Visto che ultimamente ci sono stati problemi di sicurezza, ha pensato bene di anticipare il trasferimento, giusto in caso ci fosse stata qualche disgraziata fuga di notizie.>

<Mmm, sì. Tipico di Fury.  Mi faccia vedere gli ordini.>

L’uomo che aveva detto di chiamarsi Burnside porse al Direttore dei fogli che questi lesse con attenzione.

<Timbro e firma corrispondono.> disse infine <Faccio portare qui i prigionieri.>

Dopo pochi minuti i tre reclusi erano pronti. La donna era ammanettata mani e piedi, quanto all’uomo…

<Abbiamo deciso di usare il trattamento Lecter. Bravo è molto più pericoloso di quello che sembra.>

<Ne sono cosciente. Bene, direi che possiamo andare.>

Il Direttore li vide andar via assieme ad una squadra di agenti di scorta. In fondo era contento di essersi sbarazzato, almeno per il momento, di quei due prigionieri decisamente ingombranti.

 

 

Carcere Federale di supermassima sicurezza di Florence ADX, Colorado.

 

Quasi in una replica di quanto stava avvenendo a New York, anche Brock Jones, meglio conosciuto come Crossbones, era legato come Hannibal Lecter mentre veniva caricato su un elicottero che lo avrebbe portato in Virginia per essere processato per rapimento e omicidio.

L’elicottero lasciò il carcere più sicuro di tutta la Nazione e si diresse verso Sud Est.

Gli agenti di custodia non erano particolarmente felici di scortare un detenuto come Jones e più di uno rimpiangeva che non fosse stata ancora eseguita una condanna a morte su di lui.

Presto avrebbero avuto altro di cui dispiacersi.

Il pilota dell’elicottero estrasse improvvisamente una pistola e sparò all’uomo alla sua destra poi si voltò di scatto e freddò con pochi e rapidi colpi gli stupefatti agenti rimasti.

Mentre il pilota automatico era in funzione, l’uomo si alzò, gettò rapidamente i cadaveri fuori dall’elicottero.

<Bel lavoro amico.> disse Jones <Ma perché diavolo lo hai fatto? Io non ti conosco.>

<Se vuoi un nome puoi chiamarmi Lenin.> rispose l’altro in un inglese dal forte accento russo. <Sono stato incaricato di farti un’offerta di lavoro.>

<E se non mi andasse di accettarla?>

<Andresti a raggiungere gli altri giù in fondo.>

Brock fece una risatina inquietante e replicò:

<Portami dal tuo capo.>

 

 

In volo verso Washington DC.

 

Quello in cui si trovavano era sostanzialmente un furgoncino volante adatto a trasportare agevolmente più di una dozzina di persone e capace di atterrare praticamente dovunque e se necessario spostarsi via terra.

Oltre ai due piloti ed ai due prigionieri c’erano quattro uomini di scorta, il comandante William Burnside e la donna silenziosa che tutti avevano ormai identificato come la nuova Vedova Nera erano seduti accanto a tre agenti mentre i prigionieri stavano loro di fronte.

Improvvisamente Burnside estrasse la pistola e la puntò contro la gola dell’agente accanto a lui e gli sparò. Contemporaneamente la presunta Vedova Nera affondò la lama di un pugnale nel fianco dei quello che le era vicino

<Ma che…?>

 Esclamò un altro agente.

<Solo un piccolo cambio di programma ed una nuova destinazione.> spiegò con calma Burnside. <Non opponete resistenza e nessuno si farà male.>

Come era prevedibile gli agenti non obbedirono all’intimazione e cercarono di reagire ma non furono abbastanza veloci e caddero sotto il tiro preciso dei loro avversari.

L’altro uomo al fianco di Burnside si ritrovò con la trachea spezzata da un colpo infertogli a tradimento.

<Il collo continua ad essere il punto debole delle vostre divise.> commentò quest’ultimo poi si alzò in piedi e si rivolse alla sua compagna <Tieni sotto tiro i piloti mentre io libero i nostri amici.>

L’altra rispose con semplice cenno di assenso.

L’uomo si impadronì delle chiavi delle manette e liberò per prima Gail Runciter che una volta libera gli gettò le braccia al collo e lo baciò appassionatamente, poi gli disse:

<Ero certa che prima o poi saresti riuscito a liberarmi, Mike.>

<Scusa se ci ho messo troppo, tesoro, ma organizzare questa operazione ha richiesto il suo tempo, purtroppo.> replicò lui.

<Scusate se interrompo le vostre smancerie, ma vi dispiacerebbe togliermi da questa scomoda posizione?> intervenne Richard Danforth.

“William Burnside”, che si rivelò essere in realtà Mike Rogers, si mise subito al lavoro e pochi istanti dopo anche Danforth era libero.

<Noi due ci conosciamo.> disse Danforth massaggiandosi i polsi.

<Budapest, circa 15 anni fa. > rispose Mike sorridendo <Tu indossavi un costume rosso e nero con una maschera e ci siamo sparati addosso. Fu per una valigetta, se non ricordo male.>

<Per fortuna non ci siamo colpiti. In ogni caso, non ti porto rancore. Avevamo i nostri buoni motivi per fare quello che abbiamo fatto.>

<Mi fa piacere sentirtelo dire.>

<Ma poi cosa c’era in quella valigetta? Strucker non ritenne necessario dirmelo.>

<Mai saputo nemmeno io.>

Danforth continuò:

<All’epoca tu eri con la C.I.A., ma ora sei un indipendente, sbaglio?>

<Non sbagli. Ora lavoro per me stesso e per chi è disposto a pagare i miei onorari piuttosto salati. Se ti va, puoi far parte della mia squadra… Agente Bravo.>

Richard sorrise al sentirsi chiamare con il suo nome in codice e replicò:

<Perché no? Ora che l’Hydra è stata distrutta e Strucker è in prigione,[8] sono disoccupato ed ho la sensazione che con te non mi mancheranno avventura ed emozioni.>

<Di questo puoi stare certo.>

Richard guardò la bionda in nero ed aggiunse:

<La tua taciturna amica è una passabile Yelena Belova ma ovviamente non è lei. Ho comunque la sensazione di aver visto il suo viso su qualche file dell’Hydra.>

<Ti presento Iron Maiden, una delle più letali assassine prodotte dalla famigerata Stanza Rossa.>

<Una ribelle, come noi.  Sì, ho sentito parlare di lei.>

<Avete intenzione di continuare a chiacchierare ancora per molto?> intervenne Iron Maiden.

Mike fece una risata poi si avvicinò ai piloti e disse:

<Impostate la rotta che vi dirò, e se ve ne state buoni, vi prometto che non vi ucciderò.>

<Come possiamo fidarci di te?> chiese uno di loro.

<Non avete altra scelta.>

Il viaggio proseguì fino a raggiungere uno chalet di montagna vicino al quale era parcheggiato un elicottero accanto al quale stavano in piedi due uomini: quello chiamato Lenin e Brock Jones.

Il van scese vicino all’elicottero ed i passeggeri ne scesero. I due piloti erano tenuti sotto tiro da Iron Maiden.

<Siete in perfetto orario.> li accolse Lenin.

<I ragazzi qui, non ci hanno dato fastidi.> disse Rogers alludendo ai piloti.

Vedendo Mike, Brock Jones spalancò gli occhi dallo stupore ed esclamò:

<Tu?> poi aggiunse <No, ora che ti vedo meglio, non sei lui … ma gli somigli quasi come una goccia d’acqua. Sei solo un po’ più vecchio, altrimenti potresti passare per il suo gemello.>

Mike sogghignò e replicò:

<Il suo gemello cattivo.>

In quel momento si udì il rumore di un elicottero in avvicinamento.

<In perfetto orario.> commentò Mike poi si voltò verso i due agenti dello S.H.I.E.L.D. e disse <Bene, amici, qui le nostre strade si separano. Ricordate che vi avevo promesso che non vi avrei ucciso se non davate fastidi? Beh... mentivo.>

Con freddezza assoluta sparò loro in piena fronte uccidendoli all’istante.

<Mi piace il tuo stile, amico.> disse Jones.

Pochi minuti dopo erano tutti a bordo dell’elicottero pilotato da un uomo dai capelli neri.

Appena furono abbastanza in alto Rogers azionò un telecomando e subito dopo il velivolo dello S.H.I.EL.D., l’elicottero della prigione e la baita furono avvolti da una vampata di fuoco che ridusse in cenere ogni possibilità di ricavarne indizi utili.

 

 

Virginia.

 

Dopo aver passato un intero pomeriggio a giocare e aver fatto merenda, per la piccola Shannon era venuto il momento dei suoi cartoni animati preferiti.

Si era seduta sul divano a guardare Totaly Spies, rapita dalle immagini colorate.

Steve la guardava ammirato. Era stato per lui un modo magnifico di passare il pomeriggio.

Tutti quegli anni passati in prima linea a combattere per la salvaguardia del mondo libero lo aveva privato di queste gioie. Si rese conto di quanto amava fare il papà.

Eppure, anche quel momento di gioia non potè scacciare dalla sua testa quella sensazione fastidiosa.

Prese il cellulare e approfittò della pausa che la piccola gli aveva concesso per fare una telefonata.

Selezionò dalla rubrica il numero di Diamante.

<Ciao Rachel.>

<<Ehi Steve... a che devo il piacere?>>

<Scusa se ti disturbo, è che sono qui in Virginia, da Sharon... e lei non c'è. Ha lasciato detto che era in missione e volevo qualche ragguaglio in merito... sai, magari potrei esservi utile.>

<<Ah ne so quanto te, Steve. Sharon ha lasciato lo stesso messaggio anche qui. Dice di dover svolgere un’indagine per conto suo e di non preoccuparci.>>

<Glielo hai visto fare altre volte, da quando lavorate insieme?>

<<In realtà no, ma so che ha lavorato in solitaria per anni, quand'era all'estero. Non credo ci sia nulla di cui preoccuparsi, Steve. Sharon è ...>>

<Lo so, lo so: in grado di badare a se stessa. La conosco.>

<<Senti, se può farti stare più tranquillo, se succede qualcosa d'insolito ti avverto, va bene?>>

<Sì, fallo, te ne sono grato.>

<<Puoi contarci>>

L'aver parlato con Rachel non aveva placato quel suo senso di disagio.

Era forse eccessivo preoccuparsi? Conosceva il valore di Sharon e non lo metteva in discussione, ma il loro era comunque un mestiere assai pericoloso.

Il suo telefonò squillò, interrompendo i suoi pensieri.

<Dum Dum. Che succede?>

<<Scusa il disturbo Rogers, ma Nick mi ha detto che volevi essere avvisato immediatamente in casi come questi... sto per mandarti delle immagini che non ti piaceranno.>>

Steve osservò sullo schermo il video mandatogli da Dugan e, proprio come gli aveva anticipato il suo vecchio commilitone, non erano affatto immagini piacevoli.

 

 

Quartier Generale dei Vendicatori Segreti, Manhattan, New York.

 

Steve era rientrato precipitosamente dalla Virginia e aveva allestito un briefing con il resto della squadra.

<Le immagini si riferiscono a stamattina.> disse Steve <Sono certo che riconoscete questo nostro vecchio amico.>

Jack Flag non potè non rimanere stupito dalla straordinaria somiglianza tra l'uomo sullo schermo e lo stesso Steve.

<Diamine... quell'uomo ti assomiglia in modo impressionante. Ha qualche anno in più ma potrebbe passare per la tua controfigura.>

<Si chiama Mike Rogers. Sostiene essere un suo lontano cugino. Lo stesso uomo che ha appoggiato quel tentato colpo di stato nel mio paese.> spiegò Donna Maria Puentes.

<Esattamente. Non ha fatto nulla per sfuggire alle telecamere. Sono certo che si tratti di un messaggio di sfida nei nostri confronti.> fece osservare Steve <Anche il nome che ha usato, William Burnside, il vero nome del Capitan America degli anni 50, lo dimostra.>

<Su questo può esserne certo, comandante. Quella strega si è addirittura spacciata per me.> disse con una nota di fastidio Yelena Belova <Ma mi chiedo come abbia fatto a riuscirci.  È più alta e vecchia di me, nonostante quel make up.>

<Sono certo si tratti di Melina Solokova alias Iron Maiden. L'accento russo e delle credenziali fasulle hanno fatto il resto.> le rispose Donna Maria.

<Cosa sappiamo dei loro obiettivi? Perchè si sono presi la briga di liberarli?> chiese Jack Flag.

<Col vostro permesso, comandante Rogers...> Amadeus Cho prese la parola, e digitando sulla tastiera, aprì altre cinque immagini sullo schermo.

<La donna si chiama Gail Runciter, ex agente dello S.H.I.E.L.D passata al nemico. L'uomo coi capelli bianchi, grazie al database fornitoci dal colonello Fury, sappiamo essere Richard Danforth, noto come Agente Bravo. Ha lavorato nei servizi segreti britannici, durante la Seconda Guerra Mondiale ma in realtà faceva il doppiogioco per i nazisti e poi è passato all'Hydra.>

<Mi ricordo di lui.> intervenne Steve <Lo credevamo morto ma di recente ho saputo che Strucker riuscì a salvarlo ed è rimasto in animazione sospesa fino ad una ventina d’anni fa per questo è ancora giovane.>[9]

Amadeus proseguì:

< Il terzo uomo…>

<Si quello lo conosco> lo interruppe Jack Flag < È Crossbones, il braccio destro del Teschio Rosso.>

<Esatto. Per quanto riguarda gli ultimi due, di loro avevamo solo delle immagini non eccellenti riprese dalle telecamere del minivan dello S.H.I.E.L.D. prima che lo facessero saltare. Sono riuscito a migliorarle e grazie al mio programma di identificazione biometrica credo di essere riuscito ad identificarne almeno uno.> Amadeus indicò un uomo biondo dallo sguardo di ghiaccio <Il suo nome è Vladimir Illiych Ulianov, come il fondatore dell’Unione Sovietica e come lui è soprannominato Lenin. È un ex killer dei servizi segreti russi che è stato alleato di Rogers in Russia.>[10]

<Mi ricordo di lui. Gran brutto soggetto.> commentò Steve

< Purtroppo non ho trovato nulla sul loro pilota, l'uomo che guidava l'elicottero con cui sono fuggiti.> confidò Amadeus.

<So io chi è.> intervenne Bucky. < È anche lui un russo. Si chiama Leonid Novokov. L'ho addestrato io stesso affinché fosse il mio successore nel ruolo di Soldato d'Inverno.> disse, andando direttamente al punto.

<Immagino che questa cosa ti colpisca a livello personale.> gli confidò Steve.

<Si, l'hai detto.>

<Buck, se le cose stanno così, la tua conoscenza del nemico può essere fondamentale per lo svolgimento della missione... ma devo dirtelo, non mi sembri molto in forma, amico. Hai l'aria stravolta.>

<Sto benissimo, non farci caso.>

<Ho bisogno di garanzie da parte tua. Devo poter contare su di te, e non posso farlo se non sei al 100% della forma.>

<Ti ho detto che sto bene, Steve. Non essere apprensivo.>

Yelena avrebbe voluto replicare... dire al comandante Rogers di come Bucky dormisse poco la notte, e di come fosse sempre stravolto e nervoso.

Lui non glielo avrebbe certo perdonato, e lei voleva dargli il beneficio del dubbio. Ma le remore di Steve erano anche lei sue.

<Comandate, perdoni se la interrompo ma mi è arrivata una segnalazione dallo S.H.I.E.L.D.: un uomo che corrisponde alla descrizione di Brock Jones è stato visto nella zona di Port Authority.>

<Potrebbe essere una falsa pista ma voglio comunque controllarla di persona. Muoviamoci.> esortò Steve.

 

 

Pennsylvania, Stati Uniti.

 

Non molto tempo fa un gruppo di terroristi arabi aveva fatto entrare in America un carico di plutonio. Nomad li aveva scoperti ma non era riuscito a fermarli.

Aveva informato lo S.H.I.E.L.D., che subito si era messo a setacciare il paese.

Finalmente dopo settimane di indagini era emersa una pista. 

Secondo i cervelloni al servizio di Fury, per realizzare un ordigno nucleare a base di plutonio occorreva poter disporre di appositi macchinari e di un buon ingegnere nucleare.

Certo, c'era la possibilità che gli arabi disponessero di un loro scienziato, ma gli investigatori avevano vagliato l'ipotesi che potessero rintracciarne uno sul posto, una volta ottenuto il plutonio.

Così, una volta venuto a sapere di un furto di materiale scientifico nella Contea di Dauphin in Pennsylvania gli agenti dello S.H.I.E.L.D si erano precipitati sul posto per indagare.

Gli uomini di Fury stavano ispezionando minuziosamente il laboratorio dove era avvenuto il furto, ed avevano scoperto anche che il dottor Duncan Brown, responsabile del laboratorio, era sparito da un po' di tempo. Brown aveva proprio il profilo che faceva al caso dei terroristi.

Rintracciare lo scienziato era la massima priorità. Bisognava a tutti i costi impedirgli di armare la bomba per conto loro.

Per poterlo trovare Nomad aveva chiesto aiuto agli “undergrounders”, una rete di persone, sbandati perlopiù, sparsi in tutta l'America che si sosteneva tra loro.

Uno di questi agganci gli aveva dato una soffiata su degli arabi che agivano loscamente nelle zona industriale. Nomad aveva deciso di seguirla.

La pista da lui seguita s'era rivelata buona e lo aveva portato in una vecchia centrale nucleare chiusa diversi anni prima dopo un incidente ad uno dei reattori. Purtroppo le cose non erano andate per il verso giusto.

A quanto pareva, le attrezzature erano ancora in buono stato, almeno quanto bastava a preparare il plutonio. Jack s'era abbattuto sui terroristi che occupavano il posto come una furia, ma la scoperta che aveva fatto, una volta stesi i nemici, non era stata affatto piacevole.

<La cosa buona è che c'ho preso. La dritta che m'hanno fatto i ragazzi s'è rivelata azzeccata. Purtroppo, questi bastardi avevano già ammazzato Brown quando sono arrivato. Questo significa che non gli serve più. Merda. Sono arrivato tardi.> sbottò rabbiosamente <Aver pestato queste carogne non mi è di alcun sollievo. Sono punto daccapo, maledizione!>

Era furioso. Il suo intervento si era rivelato vano, come l'ultima volta.[11] Un ordigno nucleare girava per il paese e lui non era riuscito ad impedirlo.

Amareggiato, cercò di valutare le sue opzioni.

“Potrei provare ad interrogare uno di questo bastardi e farmi dove sono diretti... anche se c'è la buona possibilità che parlino soltanto arabo. Lasciarli ai ragazzi dello S.H.I.EL.D. forse? Si... loro sono certo che riusciranno a farli cantare.”  Poi però un lampo di genio gli attraversò la mente.

“Aspetta... forse c'è un modo per guadagnare tempo.”

Prese il suo telefono e fece una chiamata.

<<Nomad. Se stai cercando il comandante Rogers, lui...>>

<No Amadeus, mi servi proprio tu e il tuo bel cervellone. Ascolta, ho qui il telefono di uno di quegli arabi a cui stavo dando la caccia. Se ti do la mia posizione, riesci in qualche modo a collegarti e a ricavarci qualcosa di buono?>

<<Sono o non sono il settimo uomo più intelligente del pianeta?>>

<Beh, signor settimo uomo più intelligente del pianeta, datti da fare il più alla svelta che puoi.>

Usando i suoi strumenti Amadeus Cho riuscì a recuperare una chat criptata. Gli ci volle un po’ per decifrarla ma quello che scoprì gli gelò il sangue nelle vene.

“Non c’è tempo da perdere.”, pensò e fece subito una chiamata:

<Comandante Rogers. Ho brutte notizie, molto brutte.>

 

 

CONTINUA

 

 

NOTE DEGLI AUTORI

 

 

            Poche ma interessanti cose da dire su questo episodio che potremmo definire di passaggio ed incentrato soprattutto sulle azioni dei cattivi. A proposito dei quali ecco una breve presentazione di quelli che forse potreste non; conoscere:

1)     Richard Danforth alias l’Agente Bravo è un personaggio creato da Ed Brubaker & Steve McNiven su Captain America Vol. 6*#1 datato luglio 2011 ed adattato per MIT da Carlo Monni

2)     Leonid Novokov è stato creato da Ed Brubaker & Michael Lark su Winter Soldier #6 datato giugno 2012 e la sua introduzione in MIT è merito di Carmelo Mobilia.

3)     Nella storia sono presenti due citazioni cinematografiche da due film e precisamente: “Commando” di Mark Lester con Arnold Schwarzenegger del 1985 e “Ronin” di John Frankenheimer con Robert De Niro e Jean Reno del 1998.

Nel prossimo episodio: una minaccia nucleare, una corsa contro il tempo ed altre notizie su Sharon Carter e Mike Rogers. Vi aspettiamo.

 

 

Carlo & Carmelo



[1] Nello scorso episodio naturalmente.

[2] Nel numero #25

[3] Capo di una rete di spie russe all’estero.

[4] Sluzhba Vneshney Razvedki: Servizio Informazioni Estere, l’omologo russo della CIA

[5] Glavnoye Razvedyvatel'noye Upravle: Direttorato Principale Informazioni, il servizio segreto militare sovietico prima e russo oggi.

[6] Vedi Capitan America #105.

[7] Vedi Nick Fury #20

[8] Vedi Nick Fury #17.

[9] Vedi Capitan America #95.

[10] Nel numero 46.

[11] Nel numero 47..